“Mal d’archivio” presa dal titolo di un libro di Jacques Derrida, era diventata una battuta con la quale definivamo scherzosamente lo stato di eccitazione e impazienza che coglievano Mario Fattori durante le sessioni di memoria forzata a cui lo invitavamo, stimolandolo a ricordare i luoghi e le persone con cui aveva vissuto e lavorato nei suoi anni migliori. Col tempo mi sono reso conto di quanto profetica fosse quella battuta, “mal d’archivio” è lo stato di una passione vitale, il delicato e sofferto equilibrio tra la memoria e l’immaginazione nel lavoro creativo dell’uomo e dell’artista.
Mal d’archivio è il sentimento che ci coglie quando siamo presi da un desiderio assoluto di memoria. Quando inesorabilmente lo scorrere del tempo ci pone di fronte alla perdita di una persona cara, o di fronte alla gioia, di una nascita, di un nuovo amore. La tela della memoria sono gli istanti e i luoghi dell’anima che affiorano nei ricordi. Quando con la forza dell’immaginazione voliamo sopra ai nostri pensieri e cerchiamo l’uomo, nelle nostre fragilità e virtù umane.
Il progetto è questo, un atto poetico che cerca di restituire autorità morale alla vita e all’opera di Mario Fattori, riproponendolo attraverso una lettura inedita dell’uomo che è stato. A quella d’animo si aggiungono motivazioni artistiche e obiettivi oggettivi; è emergente la necessità di rifondare nell’uomo di oggi “la memoria poetica del ricordo”, di ricrearla alla luce di storie che ne hanno contraddetto e illuminato l’essenza. Il documentario e la ricerca sono l’oggetto e la responsabilità che il progetto vuole realizzare e proporre all’attenzione del vasto pubblico di tutte le generazioni, sì di tutte, giovani e meno giovani, credenti e non credenti, perché amare e ricordare, è il nostro esserci comune. Il progetto è questo.
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